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Che la mia fiaba ti accompagni leggera come il volo di un airone sopra il fiume…  

 

 

L’arte di narrare fiabe

Miti, fiabe, e leggende rappresentavano in passato il patrimonio culturale di cui ogni popolo ndava fiero. In quanto fonte inesauribile di saggezza, essi continuano ancor oggi ad affascinare sia i bambini che gli adulti. La narrazione orale è una particolare esperienza condivisa con un altro essere umano, bambino ed adulto. È un atto di condivisione di gioie, speranze, ansie e paure. Ciò che fa di essa qualcosa di unico è il momento del piacere e del godimento condiviso, poiché la fiaba è soprattutto un’opera d’arte che va goduta insieme. Non solo il bambino prova piacere, ma anche l’adulto, il quale, vedendo il bambino divertirsi ed apprezzare questo gioco di fantasia, a sua volta è incoraggiato a lasciar vivere il fanciullo nascosto dentro di sé. Raccontare o ascoltare fiabe non è mai un’esperienza unidirezionale, ma un dono d’amore, una ‘carezza dell’anima’.

I talismani della saggezza popolare che ci guidano nel labirinto della vita

– Il senso della meraviglia, della bellezza e del mistero, fonte dell’ ispirazione poetica;
– la condivisione, la sim-patia, il sorriso e la com-passione verso tutti gli esseri viventi e il rispetto per l’ambiente;
– il senso della gratuità del dono e della necessità dello scambio;
– la fiducia che l’aiuto al momento giusto può venire anche dagli ‘altri’
– il dialogo ed il confronto con il diverso;
– la fiducia nella bontá ultima della natura e dell’universo, fonte di energia e di amore.

Non solo ‘fole’

Lia_1_rit_aA proposito…  per chi crede che le fiabe e le favole siano solo ‘fole’ per bambini’, ecco quanto sostiene il grande Italo Calvino nell’introduzione alla sua raccolta ‘Fiabe italiane’:

“… io credo questo: le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d’un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco dalla casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano. E in questo sommario disegno, tutto: la drastica divisione dei viventi in re e poveri, ma la loro parità sostanziale; la persecuzione dell’innocente e il suo riscatto come termini d’una dialettica interna ad ogni vita; l’amore incontrato prima di conoscerlo e poi subito sofferto come bene perduto; la comune sorte di soggiacere a incantesimi, cioè d’essere determinato da forze complesse e sconosciute, e lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi inteso come un dovere elementare, insieme a quello di liberare gli altri, anzi il non potersi liberare da soli, il liberarsi liberando; la fedeltà a un impegno e la purezza di cuore come virtù basilari che portano alla salvezza e al trionfo; la bellezza come segno di grazia, ma che può essere nascosta sotto spoglie d’umile bruttezza come un corpo di rana; e soprattutto la sostanza unitaria del tutto, uomini bestie piante cose, l’infinita possibilità di metamorfosi di ciò che esiste.